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Scritto da Antonio Carosella
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A quasi vent’anni di distanza dalle ultime operazioni di scavo dell’antica Stabiae, mentre già le ville di otium messe in luce sul pianoro di Varano, naturale balconata affacciantesi sul sinus Stabianus (Cic. Epistole), erano divenute meta di visitatori interessati soprattutto alle testimonianze di pittura antica e alla speciale architettura armoniosamente inserita nelle opportunitates loci, vede finalmente la luce il Diario di scavo compilato da Libero d’Orsi su otto grossi quaderni manoscritti donati, tra altre carte e libri, alla pubblica biblioteca della città. Il curatore della laboriosa impresa editoriale, che si trovava a gestire la presidenza del Comitato per gli scavi di Stabia fondato dallo stesso d’Orsi nel 1950, avvertì la necessità di salvare la diretta testimonianza della benemerita avventura archeologica degli anni ’50, che, affidata ai quaderni, presentava gli inevitabili difetti degli appunti (lacune e omissioni, imprecisioni e immediatezza di reazioni, cedimenti alle suggestioni della cronaca, ecc.) e rimaneva esposta al rischio della materiale consunzione.
La lunga e non sempre facile trascrizione del testo manoscritto ottenne l’approvazione e l’appoggio congiunti del Soprintendente Archeologo di Pompei (prof. Pietro Giovanni Guzzo) e del Presidente dell’Ist. Ital. per gli Studi Filosofici di Napoli (Avv. Gerardo Marotta), i quali si assunsero l’onere della spesa di pubblicazione.
Il volume (n. 11 della collana Monografie della Soprintendenza di Pompei) fu affidato alle cure della Casa editrice Quasar di Roma.
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