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Il g. 16 Maggio 2009 al romanzo "Il Ritorno" è stato conferito il primo premio Sezione E "Città di Avellino" con la seguente presentazione:
Singolare e per certi versi anche straordinaria prova di narrativa, in un romanzo di sapore autobiografico, dove le vicende della vita dell’autore si intrecciano con le vicende della storia, locale e universale, fra drammi familiari ed idilli sentimentali; di sincera intensità emotiva.
La trama: il protagonista-autore torna nel suo paese d’origine, Pietradefusi (in provincia di Avellino), o meglio Venticano, frazione del predetto comune, che negli anni appena successivi il conflitto mondiale, anche in virtù dell’impegno diretto dell’autore, si separerà dall’originario comune di Pietradefusi per costituirsi in Comune autonomo. E nel libro la vicenda che ne ha originato il corso e l’intero suo sviluppo viene ampiamente riportata.
Giunto nei pressi del cimitero, vi si ferma, entra, quantomeno per un saluto ai suoi cari, ma dalle effigi delle lapidi, indicanti le persone che ivi riposano e che in qualche modo hanno contrassegnato con la loro presenza e con i loro atti la sua stessa vita, la sua mente compie un percorso a ritroso nel tempo, in una rivisitazione mnemonica appunto di fatti e persone che hanno scandito in pratica l’intero suo percorso di vita.
Tra i ricordi certamente non potevano mancare quelli di carattere sentimentale, gli idilli fugaci, le illusioni che, specie in età giovanile, imprimono una partecipazione psichica al soggetto interessato molto intensa: e, a riguardo, diciamo che l’autore ha saputo descrivere gli stati d’animo che ne conseguivano con grande efficacia, da conquistare anche noi e avvincerci alla lettura.
Gli stessi fugaci idilli, alcuni dei quali riteniamo frutto di inventio, epperò descritti con grande partecipazione e realismo, rifuggendo dalle solite omissioni o interiezioni, confessiamo che ci hanno deliziato; e se pensiamo che sono stati scritti da un autore che ha già passato abbondantemente l’ottantina, la circostanza ci ha in parte meravigliati, ma anche compiaciuti nella considerazione che l’Arte letteraria, se vera e di autentico spessore letterario (come l’opera di cui trattiamo), prescinde dall’età in cui viene prodotta, per esplicarsi in tutta la sua efficacia e naturalezza espressiva.
Da queste brevi note di giudizio – ma confessiamo che noi personalmente potremmo scriverci un saggio di decine e decine di pagine, tanto ci ha colpito il romanzo – si evince che l’opera, come peraltro abbiamo già accennato, la riteniamo di assoluto valore letterario, di una straordinaria gradevolezza alla lettura, con un linguaggio di vero italiano, senza gli arzigogoli o le assurde sperimentazioni grammaticali di qualche celebrato autore degli ultimi anni. E osiamo anche affermare che sono i libri come questi a riconciliarci con la lettura, intesa questa come ristoro o gradito passatempo dalle quotidiane incombenze della vita.
Tratto da “Autori del terzo millennio – Anno 2009” a cura di Nunzio Menna, casa editrice Menna - Avellino
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