| Il ritorno - Tratto da "Sìlarus" n°260 |
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| Scritto da Lorenza Rocco |
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Sono le epigrafi in esergo …un sogno di un’ombra l’uomo (Pindaro) Vedo che noi tutti, quanti viviamo, null’altro che ombra vana siamo (Sofocle), a racchiudere il senso de Il ritorno, romanzo autobiografico di Antonio Carosella, umanista e scrittore, che ricostruisce il suo passato sul filo della memoria, ritornando nei luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza, nei luoghi di origine e dell’anima ad un tempo. C’è un rapporto ineludibile tra i luoghi e la scrittura e il ritmo e la fluidità narrativa di Carosella lo attestano …eccolo lì, il suo paese natale Venticano…, adagiato sul sommo di una dolce collina digradante verso il fiume Calore (pag. 14). I luoghi, le case sono le persone. Ecco, in un andirivieni della memoria, …nitido quel giorno lontano quando aveva percorso quella strada in carrozza insieme con il padre (pag. 15), in partenza per l’Africa orientale, nell’Etiopia, da poco conquistata. Viaggio memorabile, che segna la fine dell’adolescenza di Antonio, che diviene improvvisamente capo-famiglia e mentre attende con zelo agli studi, provvede ai fratelli e fa da spalla alla madre, provata dal dolore. Come fotogrammi passati alla moviola, una galleria di volti familiari, amici, paesani, maestri, colleghi emergono dai fondali della memoria.
In un accavallarsi di passato e presente: i primi palpiti dell’amore, Carla a lungo idealizzata, sogno bruscamente infranto, sguardi teneri e fugaci, accensione dei sensi, delusioni, tradimenti, vittorie, sconfitte studio matto e disperato. La visita al cimitero, la percezione del distacco, del vuoto. In chiaroscuro le ombre di un passato ineversibile. Il tempo trasforma, deforma, distrugge. Un senso di estraneità incombe anche sul paesaggio. Un totale straniamento affiora anche per la casa dell’infanzia finita nelle mani di nuovi proprietari. La ricerca del tempo perduto riscopre ombre vane e lascia in bocca un senso di struggente nostalgia. Con finezza di esegèta e sensibilità di romanziere, Carosella sottolinea : L’incontro con i luoghi della sua infanzia, adolescenza e giovinezza, iniziato all’insegna della gioia e dell’esultanza del cuore, propria di chi si appresti a ritrovare qualcosa di caro di cui sia rimasto a lungo tempo privo, gli aveva lasciato dentro la sensazione dell’assenza e del vuoto unitamente al sospetto che la verità che egli si portava nella memoria e che sentiva incise nella propria carne, altro non fossero che sogni e vaneggiamenti suoi, cui i luoghi, pur suscitandone il ricordo, fossero rimasti estranei e indifferenti (pag. 129). La lettura del romanzo diviene dialogo serrato tra la pagina e l’anima, un invito alla riflessione, all’autoanalisi. Le domande esistenziali incombono: E’ la persona nel suo continuo mutarsi attraverso l’esperienza, il bandolo che lega il passato al presente? La vita, passato il fugace suo fremito nell’istantaneità del presente, si risolve tutta nella memoria? (pag. 131). Enigma e mistero. Antonio Carosella invita il lettore a trovare le risposte nella sua interiorità. |


