Home Commenti su "Apis More Modoque"
Apis more
L'antologia di Antonio Carosella PDF Stampa E-mail
Scritto da Gaetano Pagano   
APIS MORE MODOQUE è una silloge di interventi critici, propositivi o celebrativi, un’antologia di pensieri, idee e convinzioni espressi con lucidità, rigore e vigore, come una lama che spezza le pietre dell’ignoranza paludata, della stupidità degli spaccamonti e della pedanteria di quelli che attingono idee nella morta gora dei luoghi comuni. Questo volume è la grande conferma di una “Cultura” in cui tutto può essere incluso e qualunque materia può essere trattata, restando cultura, poiché si fondono in essa realtà e paradigma, meditazione e sensibilità, psicologia e dottrina, conoscenza di uomini, fatti e situazioni e aspirazioni in un equilibrio saldo e infrangibile. Qui passione civile, fede e amore per l’umanità si accompagnano insieme, con leggerezza ed eleganza, e li troviamo tutti e tre in ogni testo. Le une e l’altro tingono le parole di Verità. Nel loro insieme, questi scritti mostrano con maggiore evidenza la loro profondità, il filo ideale e la tensione morale che li collega e lo spirito profetico di cui sono impregnati. Il titolo è volutamente colto, ha un sapore classico, da trattato rinascimentale. Del tutto chiara è la formula del volume, che è una raccolta di testi pieni di senso e di significato, che in realtà nel dispiegarsi dell’affabulazione rivela l’impronta, diffonde il profumo e l’aura di una forte personalità. E’ un monumento gigantesco e dalle solide fondamenta su problemi veri e reali; ed è altresì un lungo, quasi ininterrotto, ragionamento su problemi vitali della società e anche sulle radici e sulle ragioni del vivere in una comunità che è tale proprio perché il vivere insieme crea problemi che insieme devono essere risolti. In circa 700 pagine c’è un non effimero zibaldone di pensieri, progetti, idee, saggi, che possono ritenersi punti di riferimento sui temi presi in esame: ciò che conta e che connota il rapporto tra i numerosi testi è un unico procedimento logico e mentale, stilistico e linguistico e un unitario complesso di dottrine e di esperienze che raggiungono un sentimento di sicura libertà e di estrema convinzione che può essere espressa soltanto da chi è diventato un esperto e profondo conoscitore delle varie materie. Le varie parti del volume (Interventi critici, Presentazioni, Recensioni, Mostre di pittura, Lusus Latinus; La Scuola e i giovani; La presenza nella vita cittadina; La militanza rotariana) sono costruttive, impegnative, calibrate, sapientemente ordinate; sono punti alti di riflessione; sono proiezione intelligente di un Uomo generoso che elevando se stesso cerca nel contempo di far crescere il territorio in cui opera e i suoi abitanti. La nobiltà del cuore, il vigore intellettuale e il rigore morale ti hanno meritato l’ammirazione cordiale che tali doti e qualità ispirano. Nelle pagine di APIS MORE MODOQUE (limpide, intense e in cui circola fervido sapere) prende forma e si irradia la cronaca e la storia del nostro tempo e del nostro territorio, nei loro contenuti, problemi, motivazioni che agiscono sulle persone e toccano i loro interessi, non solo materiali. E il lettore resta confermato nella convinzione che il dinamismo dell’alta moralità e della vigilante intelligenza critica, la dedizione assidua al bene comune e la fede prevalgono sui gretti calcoli dell’egoismo dei singoli e di parti oscure della collettività.
 
Il letterato totale PDF Stampa E-mail
Scritto da Agnello Baldi   
Esaminare, sia pure in rapida sintesi, la produzione letteraria di A. Carosella significa assumere un orizzonte di ricerca più vasto del comparto specifico della critica letteraria. Non che Carosella non sia un critico letterario, bensì perché questa rubrica sarebbe riduttiva rispetto alla poliedricità dei suoi interessi. Carosella, in fondo, è il letterato totale, quello che in modo più appropriato dovremmo chiamare l’umanista, che spazia a trecentosessanta gradi sul meridiano della cultura lasciando dovunque l’impronta originale del proprio giudizio. Tale è stato, ed è, Antonio Carosella nella sua lunga e fecondissima militanza di fine cultore di letteratura, di arte, di archeologia, che ha prodotto una ricca fioritura, nella quale il lettore coglie non solo una curiosità onnivora ma anche una sicura competenza critica. Una valutazione, dunque, della variegata attività letteraria di Antonio Carosella esige ch’essa vada assunta così com’è, nel vario dispiegarsi dei suoi temi, che trovano una loro unità tonale nell’attitudine dell’autore a focalizzare l’essenza dei problemi e a definire con lucido rigore, senza mai indulgere a cedimenti retorici o, peggio, a labirintici ermetismi. Il nucleo centrale del lavoro intellettuale di Carosella nell’ambito letterario è in ogni caso costituito dal dialogo con gli autori e con i problemi della letteratura, un dialogo che spazia senza preconcetti dal Medioevo all’età contemporanea, all’hic et nunc della produzione in atto, alla quale Carosella presta un’attenta e critica attenzione, anche presentando e recensendo romanzi, opere teatrali, raccolte di versi, sia di autori già noti che esordienti. Quando scrive di Petrarca e di Foscolo o quando tratteggia lo scenario culturale dell’ultimo trentennio dell’Ottocento con riflessioni mai banali su Carducci, Verga, Fogazzaro, Pascoli, D’Annunzio, Carosella esibisce una solida padronanza delle opere e della relativa bibliografia, nonché l’attitudine ad utilizzare metodologie ermeneutiche che valorizzino l’autonomia dell’arte attraverso il risalto dato ai contenuti e ai valori. L’opera letteraria è per lui, prima che proiezione socio-politica e spia di remoti e rimossi antefatti psicologici, il risultato di due convergenti flussi di energia: la tradizione culturale, ossia il contesto, e la singolarità creativa dell’autore. Il testo, nella sua irripetibile unicità, è il documento al quale l’autore consegna la sua storia personale e quei messaggi che il critico è poi chiamato a decodificare. Fedele a questa visione storicistica della critica e senza celare la sua diffidenza per gli eccessi dello strutturalismo, Carosella si accosta agli autori con un approccio esegetico rigoroso e serrato che talora, come nel caso dello studio su Gaetano Pagano, giunge ad una vera anatomia del testo attraverso un vero e proprio regesto dei singoli componimenti della raccolta poetica. Ed anche quando non si spinge fino a questo estremo esercizio di lettura, la strategia critica di Antonio Carosella è sempre severamente ancorata ai testi, coi quali egli apre un fitto dialogo. Accade così con le opere di Maria Orsini Natale e di Michele Prisco o di quel Mario Pomilio che, fra tutti gli autori da lui avvicinati, mi pare quello che ha con Carosella le maggiori affinità spirituali. Mi riferisco alle due schede critiche che Carosella dedicò al Quinto evangelio e al Natale 1833, che fra i romanzi di Pomilio sono forse quelli nei quali il maggiore scrittore cattolico dei nostri tempi interpella con maggiore urgenza la coscienza del lettore sui grandi temi del “conflitto fra esperienza e speranza”, per usare le parole di Carosella, o del dolore del mondo. Soprattutto nel secondo romanzo mi pare che Carosella, dopo le iniziali perplessità sulla sua struttura anomala, abbia saputo cogliere dentro il raffinato gioco fra documento filologico e finzione narrativa, l’intensa e coinvolgente problematica.. Ma va detto, per riprendere il tema iniziale, che l’attività di Carosella come critico si accompagna sempre ad una militanza culturale di più ampio spettro, come provano, per un minimo di esemplificazione, le pagine sulla figura di don Sturzo e quelle su Francesco Di Capua, nonché le acute riflessioni sulla Responsabilità della cultura e su Cultura è libertà. Né mi sento di tralasciare il dialogo in lingua latina sull’attentato alle Torri gemelle.
 


Valid XHTML and CSS.